• Pier Luigi Manieri

DA GREASE ALLA MOLISANA, LA FOLLIA E' GENERALIZZATA



Cos’hanno in comune Grease, Cristoforo Colombo e la pasta La Molisana? Nulla, se non l’origine italiana, direbbe chiunque abbia una qualche nozione di storia e di geografia e soprattutto non si trovasse suo malgrado invischiato in quest’epoca demenziale non a caso sovraffollata da dementi. Eh già perché nessuno che abbia una sola valida ragione per intasare il pianeta con la sua presenza , potrebbe scatenarsi contro un film e la pasta in nome del più becero, insano, deviato senso del politicamente corretto. Grease è omofobo, maschilista ed “è troppo bianco”!! Grease !?! Il problema è duplice: se si articola una risposta seria, chessò: racconta le vicende del proletariato anni sessanta, è pieno zeppo d’italoamericani perciò di minoranze...si crea un interlocutore e si finisce col legittimarne la causa, ma se non si replica, tale sdegnoso silenzio è strumentalmente interpretato per colpevole fino a confermarne i principi. E così, dopo Via col vento, riproposto corredato di antropologo afroamericano è il turno di Grease, trasmesso dalla BBC durante il periodo di Natale e da lì, direttamente all’indice del film da bruciare nel rogo purificatore. Ora, sempre se ne valesse la pena, si potrebbe osservare quanto puzzi di razzismo il chiamare un nero a parlare di un film per il fatto che è nero ma non ci soffermeremo su qualcosa di tanto sottile, meglio andare al nocciolo della questione: la misura è colma! Avete rotto i coglioni!

Politicamente corretto: dove si ferma l'ignoranza? Dove comincia il fanatismo?

Ve lo certifico con un’immagine allegorica che vi sia facilmente comprensibile. È sempre meno chiaro dove termini la vostra ignoranza e cominci il fanatismo, dove tutto ciò sia sintomatico di un’anestesia cerebrale di massa o sia l’ultimo grido in fatto di pose modaiole pateticamente anti sistemiche. Ma il sistema, poveri mentecatti, siete voi. Le vostre idee-non, invadono i talk show televisivi, condizionano la pubblicità, che le ha sublimate e le veicola, amplificandone il messaggio ma decretandone al tempo stesso, la vacuità. Siete l’inizio e la fine di voi stessi, come le Sardine che in questo mare hanno nuotato un solo inverno. Ma nella pochezza del vostro pensiero-non, intriso di pregiudizi e stereotipi quanto può esserlo la casalinga di Voghera che vorreste ridurre in silenzio, fate danni. Abbattete statue, eleggete o meglio, fate il tifo per personaggi improbabili, orientate le linee di prodotti delle aziende, condizionate i palinsesti televisivi. Attenzione! Tutto ciò è in vostro potere non per la forza e la giustezza delle posizioni ma unicamente perché disponete di internet, un amplificatore che irradia con totale assenza di discernimento, meraviglie e spazzatura, divulgazione e mitomania, dialettica e insulto, il sacro e l’osceno. Un esempio della piaga buonista, perbenista, mondialista, iconoclasta? Quando violentate la cultura, negando il ruolo imprescindibile della Chiesa Cattolica come elemento propulsivo delle arti, dalla musica alla letteratura, dalla pittura, alla scultura, negate la storia ma soprattutto negate voi stessi. Quando sputate sul presepe o sui canti natalizi per irrompere provocatoriamente con Bella Ciao, rinunciate alla vostra innocenza per consegnarvi con disprezzabile autocompiacimento, ad una squallida patina di fuligginosa conformità.

Guastatori e bestemmiatori convenzionali che si accaniscono su statue e film

Poche cose sono più convenzionali dell’atteggiarsi ad irriverenti guastatori e bestemmiatori. Gli venne superbamente bene a Cecco Angiolieri, che se potesse vedere chi tenta di appropriarsi della sua eredità, si farebbe frate. E' venuto quasi meglio a Jim Morrison. Un altro che a posteriori rivaluterebbe la carriera nella Marina militare.

Che sia quella dell’uomo o la storia dell’arte, che poi l’una è speculare all’altra accanendovi su una statua o silenziando un film, offrite l’intera gamma del peggio della società liquida, cavalcate a briglie sciolte la vostra sfavillante mediocrità figlia di una gerarchia non più verticistica ma orizzontale. Quella dell’uno vale uno, simulacro di una falsa democrazia che per un gioco di specchi si coniuga invariabilmente con l’ipocrisia radical chic. Dopo aver intrattenuto, divertito e fatto sognare quattro generazioni Grease diventa sessista, misogino, eccessivamente bianco. Ma da quale caverna siete sbucati fuori? Ma al cinema vi ci hanno mai portato i vostri genitori? In quale scena, battuta, sottotesto, personaggi può trovare ragione una lettura tanto disturbata? Ma chi vi elegge a depositari e portatori di un pensiero, seppure “ino”? Quali titoli esibite per poter fissare i punti cardinali dell’etica, dell’estetica, della filosofia o del buon gusto? In quale ateneo insegnate o per quale testata scrivete (il profilo Facebook non fa curriculum), per esprimervi sulla qualità e valore simbolico di un film o di una statua? In quel capolavoro che è La vita è meravigliosa, troppo nobile e poetico perché possiate comprenderlo, nella scena conclusiva una donna di colore fa una donazione alla famiglia di James Stewart, uno dei tantissimi cittadini accalcati nel salotto l’annuncia felice esclamando "C’è anche la negra!", che facciamo, buttiamo nello scarico anche Frank Capra? Forse si salva. Magari è colpa del doppiaggio. Ne La ragazza con la pistola Monica Vitti dà del finocchio all’uomo che sta per sposare. Qualcosa d’indicibile! La voce peraltro è proprio la sua perciò cade pure l’alibi del doppiaggio. Da eliminare senza indugio. Il prossimo sarà Blade Runner? In una città poliglotta grande quanto la Lombardia, non c’è un solo nero (ma è pieno di gialli. Vale o i gialli non fanno multicultural?). Neppure un trans e le donne sono una spogliarellista , un modello di piacere per militari e ricconi e una completamente dipendente dagli uomini. Maledizione! Da consegnare alle fiamme. Senza appello!

Da Grease alla pasta Molisana non c'è limite alla riscrittura politicamente corretta

Nel tritacarne razzista-buonista, perché di questo si tratta, di razzismo introflesso, dopo Grease ci è finita anche La Molisana. Una marca storica ed italianissima colpevole di includere nella sua produzione di pasta, Tripoline e Abissine, due formati nati negli anni trenta del secolo scorso. Apriti cielo! Gli strali digitali si abbattono sull’azienda che è costretta a scusarsi (Sic!). Qualche mese fa, Signorini caccia ed espone alla gogna Fausto Leali "Il negro bianco", dal GF per aver pronunciato la parola proibita. Negro!

E a proposito di negri, avete la non invidiabile capacità di stare sempre dalla parte sbagliata, non vi fate pregare quando si tratta d’inginocchiarsi o per rispetto, indossare il velo, oppure quando c’è da infangare Giorgia Meloni. È troppo fascia, è troppo della Garbatella, è una bigotta e demenzialità assortite, ma quando c’era da dire una parola nei confronti degli aguzzini di Pamela Mastropietro e Desiree Mariottini, silenzio. Assordante e complice. In fondo se la sono cercata, no?

Quello che vi sfugge è che, parafrasando Nietzsche, se guardate e indicate ciò che avversate troppo a lungo, gli osservati diventate voi... Sappiatelo. O se vi suona meglio, sapevatelo. Concludo con quello slogan in auge tra i vostri padri qualche anno fa: una risata vi seppellirà. A meno che voi perbenisti dell’etimo, non vogliate censurare anche quella, come facevano i monaci reazionari del Nome della Rosa.


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