• Pier Luigi Manieri

DALLA POP ART AL COVID-19: LIDIA BACHIS A TUTTO TONDO

Lidia Bachis, di professione pittrice, la Scuola di Piazza del Popolo, sorta intorno a Mario Schifano e Tano Festa, celeberrima ai limiti della leggenda, protagonista di una stagione forse irripetibile, l’ha lambita davvero.

È stata anche intervistata da Renato Mambor, (chi scrive, è il secondo. N.d.r), che l’avrebbe voluta avviare al Buddismo, e Plinio de Martiis, che fondò la Galleria La Tartaruga, e uno degli assistenti di Schifano sarebbe poi diventato il padre di sua figlia. Sulla scia di certi maestri, ha attraversato gli ultimi quindici anni da protagonista assoluta. L’ultima mostra a cui ha preso parte prima dell’ennesima chiusura imposta agli spazi culturali come antidoto alla diffusione del Covid-19, è Il Profilo di Caravaggio, dello scorso settembre, assieme a Easypop, Lucio Fabale, Esteban Villalata Marzi, Giampaolo Atzeni, Montuschi & Rapiti, Pasquale Nero Galante, Omino71 e il Maestro Guido Venanzoni, presso il Centro Arte e Cultura di Ladispoli.

Prima di cominciare, scambiamo quattro chiacchiere sull’attualità, sui figli al tempo del Covid-19, e sui temi dell’intervista.

Belle domande. Pensi che io sia pop surrealista?

Penso che in alcuni elementi della tua estetica vi siano dei rimandi. Penso ai cuori, le fiabe, l’onirico etc... Penso in ultima analisi che tu abbia una visione molto ampia del Pop e dell’immaginario pop. Le domande comunque le faccio io (segue risata, ride anche lei).

Allora partiamo dal Pop surrealismo, quando ti ha conquistata e perché

Sono nata a Roma, cresciuta a Tano Festa, da un punto di vista suggestivo e Renato Mambor, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente. La Pop è stata la mia nave scuola, un bacino enorme da cui attingere. Un periodo dell’arte che ancora resiste e affascina, giovani, belli e maledetti, non solo pittori, scrittori e cineasti, custodisco un piccolo libro Fiato d’artista di Paola Pitagora, la fidanzata d’Italia, che racconta quel momento storico tra gallerie d’arte, piazze, bar, palcoscenici, set cinematografici e case private. Nonostante la mia prima fascinazione a differenza di altri, non sono rimasta intrappolata in strade già battute e comunque distanti da me anche per ragioni anagrafiche, ho trovato presto la mia. Per tornare alla tua domanda l’incontro con il Pop surrealismo è stato “un incidente”. L’ interesse per l’arte mi porta a documentarmi il più possibile, attraverso libri, mostre, riviste di settore, oggi con internet abbiamo tutto a disposizione in tempo reale, era inevitabile che inciampassi nel pop surrealismo. Ho scoperto un mondo molto vicino alle suggestioni della mia infanzia, un’evoluzione del mio primo amore, i cartoni animati giapponesi.

Ciò che mi affascina è la sottile cattiveria che traspare, i colori pastello, i clown , le bambine, gli animali, guardando ai lavori di Mark Ryden, Tod Schorr o Amy Sol, per citarne alcuni, mi tornano in mente i libri di Isabella Santacroce. Come dici giustamente, ci sono alcuni elementi nell’estetica del mio lavoro, i cuori, il riferimento alle fiabe, all’onirico, dei rimandi appunto. Ma sento di non appartenere a nessuno dei due mondi, piuttosto di aver preso da entrambi, ciò che più è vicino alle mie corde, alla mia particolare visione delle cose, alla mia sensibilità.

Le donne e i manga sono le altre tue fonti d’ispirazione, indicami tre personaggi per ciascuna categoria, può essere anche sovrapponibile

Virginia Woolf, Oriana Fallaci, Artemisia Gentileschi, Lady Oscar, Candy Candy e Cybernella. Virginia è il mio faro, parafrasando uno dei suoi romanzi. Le devo tantissimo, mi ha insegnato a pretendere una stanza tutta per me, a comprendere quanta strada le donne hanno dovuto fare per essere qui oggi. Oriana Fallaci donna e giornalista straordinaria, più che mai attuale il suo pensiero, i suoi libri, le sue battaglie, divisiva quindi irregolare, da leggere. Artemisia Gentileschi una grande artista fra i giganti del 600, la prima donna a denunciare uno stupro e a portare in tribunale il suo violentatore. Credo non debba aggiungere altro. Lady Oscar indossava delle divise bellissime, lunghi capelli biondi, ero innamorata, se pensiamo a tutte le discussioni, interrogazioni, battaglie che si fanno oggi, a volte basta semplicemente un cartone. A parte le battute, mi piaceva il suo coraggio, in fondo tutte le eroine di carne o di cartone che ho scelto hanno in comune la forza e la determinazione di portare avanti e difendere le proprie scelte. A Candy Candy ho dedicato un libroCandy Candy, l'eroina di una generazione", Cybernella, metà bambina e metà robot ha raccontato il futuro con 40 anni di anticipo. Io cosa sono? Non sono né un robot né un essere vivente. Sono solo una strana cosa che si chiama Cybernella. Oh, Go, come ti invidio: tutti sanno che tu sei un robot, mentre io devo nascondere a tutti quello che sono in realtà

Che tecnica usi?

Mi alterno tra la pittura ad olio e il disegno, sia matita su carta che con penne e pennarelli, ultimamente ho iniziato ad usare le cere ad olio, con ottimi risultati. Negli anni ho realizzato anche dei video, è un linguaggio che mi affascina molto, dovuto anche alla mia passione per il cinema. Mi piace pensare un video, costruirlo attraverso la realizzazione di uno storyboard proprio come fosse un film. In "Ulisse" video realizzato per la mostra “Chi sei? Nessuno” ho avuto la fortuna di avere le voci di due grandi del cinema italiano Francesco Prando e Stella Musy. “In uno spazio onirico, i due protagonisti, come in un set, giocano una partita a scacchi, metafora di una vita e di un percorso attraverso i mille dubbi e gli interrogativi che si fanno...metafora di una vita spesa per l'arte."

Sto lavorando ad un progetto che parte da un mio disegno per arrivare alla realizzazione di un video, ma non voglio spoilerare nulla.

La Pop art riflette le mode e parimenti le tensioni sociali, che epoca è quella che stiamo vivendo?

Buia, nervosa, distopica, un epoca di passaggio dall’analogico al digitale. Chi non riesce a stare al passo rischio di perdersi e non sarebbe neanche la cosa peggiore. Ci siamo alzati una mattina e ci hanno detto di lavorare in smartworking, che la scuola era passata alla DAD, che un epidemia ci aveva travolto. Che le nuove parole d’ordine erano, distanziamento sociale, curva epidemica, emergenza, congiunti, tampone, asintomatico. Una parte del mondo che conosciamo scomparirà per sempre, cambia l’uomo, il nostro modo di relazionarci, di vivere, le abitudini, cambiano le città, cambia il clima. Il mondo dell’arte, non solo quello delle arti visive, ma il teatro, il cinema, la musica, dovranno trovare una strada diversa per continuare a vivere. Arriveremo ad un tempo in cui l'arte fatta di quadri, sculture, disegni, sarà scomparsa, tanto da diventare illegale e introvabile. i collezionisti faranno carte false per un piccolo disegno su carta. Tutto sarà in forma virtuale, l’amore, gli amici, il lavoro, forse ci libereremo anche del corpo.

Tre artisti che non apprezzi e perché?

Domanda non facile. Wei Wei, il suo lavoro non mi interessa, cavalca l’onda come fosse un giornalista di cronaca, sta sul pezzo come si dice in gergo, però a mio avviso in modo puramente strumentale, penso ai gommoni sulla facciata di Palazzo Strozzi, troppo facile, il gigantismo e l’attualità non bastano per essere un artista. Troppo politico ed io parlo di politica solo con amici stretti, non in pubblico.

Non sopporto il lavoro di Francesco Vezzoli, estetico, intelligente, senza difetti o sbavature. Noioso, archeologia. Mentre ho apprezzato molto il numero speciale di Vanity Fair da lui diretto. Ironico, colto. Non sopporto Marian Abramovic, ecco ora avrò tantissimi nemici in un colpo solo. Non tutto il suo lavoro, solamente la seconda parte dopo la separazione da Ulay. Questo farsi guru, prega, mangia, ama, e le star holliwoodiane ai suoi piedi bendate e nude. Trovo sia altro.

L’Abramovic, mi è indigesta. Lo affermo così ci dividiamo i nemici. Se c’è una cosa de La grande Bellezza che da sola giustifica tutto il film è la raffinata presa in giro con cui Sorrentino la consegna alla storia del cinema…tre che apprezzi !

Ora la parte facile, premesso che sono tanti e diversissimi tra loro gli artisti che apprezzo, fare una scelta di soli tre non è stato semplice. Apprezzo, non amo, Maurizio Cattelan, bravo è riuscito ad uscire dal circolo degli scacchi dell’arte nostrana, un brand conosciuto e stimato in tutto il mondo, anche da chi è al di fuori. Kiki Smith, il suo lavoro è così vicino al mio, quando sono triste guardo le sue opere. Gerhard Richter, vorrei possedere uno dei suoi lavori, un gigante, nasce come esponente del pop tedesca, tutto torna.


La cultura e la scuola sono in enorme sofferenza eppure sembra affermarsi l’idea che siano il male minore, credi che il Pensiero Unico, concetto cardine della drammaturgia orwelliana, sia ancora attuale?

Sono in sofferenza perché sono anni, decenni, che stiamo smantellando la scuola e dall’inizio di questa follia che inutilmente insisto nel dire che bisogna investire su tre cose, una di queste è appunto, la scuola. Sono molto preoccupata per la salute dei giovani, saranno loro a pagare il prezzo più alto sia in forma di debito che di disoccupazione. Non occuparsi seriamente della scuola, significa rinunciare al futuro, non avere una visione di come vogliamo diventi il nostro Paese, di quale classe dirigente ci ritroveremo. Mi spiace ma per molti, temo che la scuola sia stata scambiata per un parcheggio, in alternativa ai nonni. Comprendo che dopo aver smantellato la scuola, la salute a cascata ci è finita anche la famiglia, vogliamo capire che non si può e non si deve scegliere tra i figli e il lavoro, che questa scelta ricade sempre quasi esclusivamente su noi donne? La cultura è noiosa, quanta gente legge? Va al cinema, a teatro, in un museo. Chiuderli è stato paradossale, non c’è mai nessuno nei musei. Sono luoghi perfetti per pensare. Sul pensiero unico, ti rimando alla lettura di White di Bret Easton Ellis, oggi attuale più che mai, dopo la vittoria di Biden negli Stati Uniti. “Il fatto che qualcuno possa interpretare una battuta o delle immagini (un dipinto o persino un tweet) come sessista o razzista (al di là del fatto che lo sia) e quindi offensivo o intollerabile – con la conseguenza che nessun altro dovrebbe ascoltare, vedere o tollerare quella cosa – è una nuova forma di mania, di psicosi che la nostra cultura sta coccolando”. Non avrei saputo dirlo in modo più chiaro e semplice.

Hai preso parte alla collettiva Il profilo di Caravaggio, ritraendolo e Capitan Harlock è un soggetto ricorrente, hai un debole per gli avventurieri

Ho un debole per le facce, per le storie, raccolgo biografie e ritratti da sempre. Ho ritratto artisti, poeti, filosofi, dittatori, scrittori, pornostar, personaggi dei fumetti. Quando mi hai chiesto di partecipare alla mostra su Caravaggio, mi ha fatto molto piacere perché era l’occasione per ritrarlo, non esistono foto del maestro, ma in alcune sue opere è stato riconosciuto il suo volto, tra questi ho scelto di ritrarlo come nel su capolavoro giovanile i bari.

Capitan Harlock sono io.

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