• Pier Luigi Manieri

I TEATRI ROMANI TRA UN DECRETO E L'ALTRO

Aggiornamento: 9 nov 2020

Mentre il Teatro Euclide si aggiunge alla mattanza degli spazi romani che hanno chiuso per non riaprire più, proseguiamo l’analisi dello stato dell’Arte, tra un dpcm e l’altro. 


Ad Alessandro Longobardi, direttore del Teatro Brancaccio e Sala Umberto, abbiamo chiesto di illustrarci la situazione dei teatri Brancaccio, Brancaccino, Spazio Diamante e Sala Umberto, il numero degli spettacoli cancellati e relative repliche disattese.


I teatri sono stati chiusi il 4 Marzo. È sufficiente analizzare, sul sito di ogni teatro, l’elenco degli spettacoli  previsti dal 5 marzo a chiusura stagione. Ci  sono indicati anche i periodi. 

La prima recita annullata è stata a Bergamo il 23 febbraio. A seguire tutte le altre sono state interrotte o non sono state avviate per il blocco dei teatri. In più non è stato possibile fare stagione estiva nel parco adiacente il teatro Brancaccio per i soliti complessi problemi burocratici romani.

I teatri chiusi creano il problema dell'occupazione e fermano anche le scuole di recitazione

Oltre ai dipendenti e collaboratori a qualsiasi titolo (circa 70), ci sono quelli del servizio in sala, food, pulizie, manutenzioni ordinarie. Sono servizi in outsourcing. Poi c’è il comparto produzioni. 

Siamo riusciti a tenere aperta on line la scuola professionale (Stap Brancaccio) . Un'impresa. Mentre i corsi  mono settimanali con 600 allievi sono fermi e i docenti senza lavoro. La Cig tutela solo i dipendenti teatro, arriva in maniera saltuaria, ed è irrisoria.

Quindi il vero dramma è l’inevitabile perdita di risorse umane che abbiamo formato in anni di lavoro. I nostri teatri non hanno finanziamento pubblico, viviamo di botteghino, eventi e produzioni di giro.

Le riaperture dei teatri sono state accompagnate da una comunicazione confusa e terrorizzante

Abbiamo riaperto la Sala Umberto solo il 9 ottobre. La riduzione dei posti e il clima da caccia alle streghe non consentiva di rischiare oltre. L’inaugurazione è stata toccante. Il Covid ha creato una distanza temporale percepita, molto più ampia dei pochi mesi trascorsi. Comunque con i nuovi provvedimenti il destino è segnato per noi privati. Credo che se tutto andasse bene si potrebbe immaginare di tentare la riapertura a febbraio.

Il pubblico purtroppo è spaesato da una comunicazione istituzionale molto confusa e terrorizzante. Le persone sono ritenute incapaci di autonomia civile e di buon senso. Non c’è rispetto alcuno.

È tuttavia giunto il momento di riscrivere le regole e definire un modello che migliori e superi la norma che regola il Fus e che finalmente venga scritta una legge seria per il settore. Fino ad ora solo il settore pubblico è stato preso in considerazione con risultati regionalmente molto diversi e legati alle capacità dei singoli. I privati vivono sulla solita economia di relazione e tra di loro non c’è unione. In assenza di un buon sistema è difficile compiere la missione culturale del teatro.

La politica dovrebbe avere un ruolo di equilibrio tra offerta teatrale pubblica e privata

La mission della politica dovrebbe mettere in sinergia pubblico privato. Oltre a fare uno studio approfondito dei territori, inserendo il concetto di bacino di utenza per distribuire in modo idoneo le risorse. Le aree metropolitane come Roma, Napoli e Milano non devono essere assimilate al resto del territorio. E' evidente che hanno complessità distinte. 

Lodevole il ricordo con il quale Longobardi ha reso omaggio a Gigi Proietti, tra le altre cose, immortalato in un murales di Maupal. Mentre è condivisibile solo parzialmente il discorso di Veltroni, il quale non ha potuto fare a meno di richiamare l’appartenenza vera o presunta del mattatore, alla sinistra. Come se Proietti non fosse patrimonio della cultura e di ogni appassionato.

La riflessione del coreografo e regista Renato Greco, peso massimo della danza e titolare dello storico Teatro Greco, sulle chiusure per il Covid-19

Vedi, il problema è che non tutti i teatri fanno attività prevalentemente commerciale, molti svolgono attività culturale in primis e attività in scena per la sperimentazione, la formazione di artisti e tecnici.

Il più delle volte sono come il circo dove tutti sono uno: un teatro itinerante dove non ci sono dipendenti ma una famiglia per la scena, stelle e stalla e tanta merda.

Quindi no dipendenti ma collaboratori; no stagione ma recite, spesso spontanee, rappresentazioni, eventi, celebrazioni. La vera vita del teatrante! Bello no? Ma che piacere la fatica, che gusto l’amore, la passione, l’applauso e alle volte anche un compenso.


Già, De Gregori cantava ne "La valigia dell’attore: "...E quanta gente ci sta e se stasera si alza una lira, per questa voce che dovrebbe arrivare fino all’ultima fila, oltre al buio che c’è"... Ma  alzare una lira coi teatri chiusi non ci riuscirebbe neppure lui.

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