• Carlo Zannetti

MUSICA E SILENZIO SONO FRATELLI


Nella teoria dei frattali c'è la risposta al perché la musica contemporanea, decaduta solamente a ritmo, ci ha fatto perdere la "cura" dell'ascolto in profondità


L'infinitamente grande nasce dall'infinitamente piccolo. Il quadro guardato da un osservatore, apparirà nella sua forma immediata e scontata, ma se ci si avvicina si scoprirà un altro mondo, creato da ogni singola pennellata. Riallontanandosi lo si potrà vedere ancora in un altro modo e la stessa opera apparirà diversa e più ricca. In ogni tocco del pennello sulla tela vi è pensiero, movimento, energia e creazione universale, così nella musica, dove ogni suono o qualsiasi movimento verso lo strumento è ponderato. Ogni tasto preso e corda pizzicata, ogni soffio e respiro, ogni nota suonata, assume vita ed indipendenza, come la molecola di un corpo intero. In questo mondo globalizzato e non solo economicamente, la figura non è definita ma sfuggevole, perché manca il particolare, l'attimo è assente e la presenza inconsistente. Il tempo ha perso la sua preziosità. Tutto scorre rapido e deve svolgersi sempre più veloce, perdendo inevitabilmente spessore. Non si riesce più a realizzare e gustare il momento, la concentrazione si indebolisce e la musica ascoltata e "suonata" è scontata e ornamentata solamente dal ritmo. Si è persa la dimensionalità del sentire e del creare e tutto si appiattisce in un'unica direzione.

La musica è un momento trascendente in cui si cura ogni singolo gesto e la nota è come il mattone che serve a costruire l'architettura

La musica come atto meditativo è un momento trascendentale di una forza immensa. Quando si agisce nel giusto modo e si insegna in tal modo, si cura ogni singolo gesto musicale e lo si tende verso la crescita interiore, alla presenza costante, alla cura del dettaglio partendo dalla base, dal piccolo mattone musicale, dalla nota. Da quella singola nota, da quel singolo mattone si costruisce l'architettura, voluta per l'eccellenza e nell'eccellenza. Se si impara a suonare e a riscoprire gli autori del passato, ci si renderà conto che quella musica toccava in profondità ogni corda emozionale dell'essere umano. Questo modo "diverso" di vivere la musica e l'arte può essere un percorso unico per la crescita personale e per l'educazione della gioventù. Infatti la concentrazione assoluta che si prova affrontando la musica attimo dopo attimo, sviluppa un'attitudine ed un atteggiamento mentale focalizzato, concentrato e sensibile. Inoltre chi affronta strumentalmente la musica ha l'esigenza di dover dirigere l’attenzione verso molti sensi contemporaneamente. Attualmente si è abbandonato il percorso verso l’eccellenza per abbracciarne altri più al passo con i tempi. L'ascolto e lo studio musicali sono superficiali e poco attenti, direzionati solamente verso un solo modo di ascoltare e suonare, dove il ritmo è dominante ed i volumi ubriacanti. La musica inoltre viene vissuta solamente come accompagnamento delle attività giornaliere, del divertimento e relegata a "sottofondo" sbiancato di storie in genere sempre più vuote e banali.

"La musica incomincia là dove la parola è impotente", diceva Debussy, ma oggi nessuno scrive più musica per esprimere l'inesprimibile

Citando una frase di Claude Debussy, "la musica incomincia là dove la parola è impotente", aggiungerei che "non c’è più musica scritta per l’inesprimibile". Nessuna composizione tocca più il trascendente o il meditativo se non puerilmente con la musica NewAge o la musichetta da parrocchia. Dunque in questi tempi tecnologici si sta perdendo sempre più la capacità di concentrazione e la scoperta di quelle energie sottili che riempiono l’uomo di immenso. Il suono, per sua essenza impalpabile, domina quel mondo invisibile che ha un potere immenso nell'universo e nel mondo interiore. Riprendendo il pensiero tradizionale platonico si può affermare che la musica, avendo una forte influenza sulla psiche, ha per questo motivo una ripercussione sulla società, quindi è indispensabile un ritorno verso uno studio musicale strumentale serio. Lo studio dei classici permette di aprire le porte verso una nuova musica profonda e ricca, di sviluppare nuove idee e allontanarsi dalla analfabetizzazione musicale che ha portato il creatore, l’esecutore e l'ascoltatore ad un livello sempre più scadente. Più si conosce e più si ha la possibilità di scavare in profondità, esplorando suoni mai sentiti, strumenti, voci, tessiture, armonie e sentimenti. Ecco perché tutti gli amanti della musica dovrebbero suonare uno strumento, cantare anche in coro ma sempre ricordando queste prerogative.

Sperimentando un diverso modo di sentire la musica è possibile cambiare la propria capacità di ascolto, perché musica e silenzio sono le facce di una stessa medaglia

Se volete sperimentare questo diverso modo di sentire, prendete un brano classico, per iniziare Mozart o Haydn e provate ad ascoltarne anche solamente cinque minuti, poi fermate il brano e rimettetelo dall’inizio. Adesso fate dei profondi respiri concentrandovi su di essi e contemporaneamente dirigete il vostro sguardo di fronte a voi ad un’angolazione di circa quarantacinque gradi verso l’alto. Dopo un po’ sentirete le palpebre appesantirsi. Chiudete gli occhi e rimanete un istante ancora sentendo il vostro respiro. Riavviate il brano cercando di richiudere gli occhi, ascoltando e seguendo la musica in modo assoluto con la massima attenzione ma senza forzature. Con questo semplice metodo vi accorgerete quanto possa cambiare la capacità di ascolto e probabilmente, quando aprirete gli occhi, sentirete una pienezza di nuove sensazioni. Perché dobbiamo ricordarci che musica e silenzio vivono abbracciati, sono compagni fedeli e si supportano l’un l’altro, da sempre e per sempre.

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