• Roberto Iacopini

LO SCONTRO DI CIVILTA' SECONDO JOHN MILIUS

Aggiornamento: 18 ott 2020

A 45 anni dalla sua uscita, "Il vento e il leone" mantiene intatta la sua attualità e conferma la visione inusuale e retrò del regista statunitense.

“Il carattere (éthos) è il destino (dàimon) dell’uomo”. Eraclito di Efeso

C’è stato un momento, nel cinema hollywoodiano, in cui era possibile girare un film il cui protagonista è un capo tribù berbero fervente musulmano. Uno che monta a cavallo salendo sulla schiena dei suoi uomini e amministra la giustizia tagliando teste.

Un uomo che per rivendicare l’indipendenza della sua terra - il Marocco - rapisce una giovane donna e i suoi due figli per mettere in scacco gli Stati Uniti e le grandi potenze europee. Insomma, con le lenti di oggi, quasi un terrorista.

Eppure si tratta di un film per famiglie, nel quale i bambini rapiti, imparano dal rapitore ad uccidere all’arma bianca e nessuno se ne dispiace, perché anche quello è parte del testo e del contesto.

In buona sostanza, un film epico che racchiude molta più etica di quella che abbiamo conosciuto nel confronto Islam vs. Occidente che si è sviluppato all'indomani dell’11 settembre 2001.

Il Vento e il Leone (1975) di John Milius, è tutto questo e, come in Lawrence d’Arabia (1962), denota una "simpatia" per la cultura arabo-musulmana che oggi sarebbe impossibile da riprodurre in un film.

Se nel film di David Lean la matrice era quella de “I sette pilastri della saggezza”, in quello di Milius c’è l’avventura all’Indiana Jones. Motivo per il quale il protagonista aveva il volto iconico e fascinoso di Sean Connery. Nel Marocco del 1904, un famoso capo berbero del Rif, Mulay Ahmad al-Raisuli, rapisce una vedova statunitense con i suoi due figli. Gli ostaggi in cambio della liberazione dal colonialismo franco-spagnolo.

Il presidente Theodore Roosevelt, pur ammirando il Raisuli, invia comunque i marines. La consegna è semplice: “la signora Pedecaris libera o il Raisuli morto”.

Dopo un tradimento nel campo musulmano, i rapiti finiscono in mano ad una guarnigione tedesca. I pochi soldati americani, insieme ai cavalieri berberi, attaccano allora i tedeschi e liberano degli ostaggi.

La realtà storica fu alquanto diversa: il rapito era un greco molto benestante, Ion Perdicaris. Un ex cittadino americano di seconda generazione, che aveva rinunciato al passaporto statunitense e viveva con la famiglia a Tangeri.

Il vero Raisuli, pur richiedendo un riscatto in denaro, fu un patriota che cercava di difendere il Marocco dal colonialismo europeo e dal corrotto potere del sultano. Mentre Teddy Roosevelt inviò una flotta a mostrare bandiera, senza però sbarcare truppe.

Lo scontro di civiltà filtrato attraverso i romanzi d'avventura di Rudyard Kipling. I sentieri selvaggi del west di John Ford trasferiti nel Rif marocchino.

Cinematograficamente, Il Vento e il Leone è la visione di un cineasta libertario che riesce a denunciare l’arroganza del proprio Paese, mescolando Rudyard Kipling e John Ford, il racconto esotico e d’avventura e il confronto tra culture.

I sentieri selvaggi della frontiera americana trasferiti nel deserto marocchino. Un far west inedito. Il luogo mitico di una storia che con largo anticipo sui tempi, mette in scena “lo scontro di civiltà” e la guerra asimmetrica.

Un conflitto nel quale Islam e modernità sono avversarie, viene mostrato con il rispetto che si dovrebbe avere nei confronti di chi è diverso da sé. Ovvero, come le facce della civiltà che ancora non è divenuta civilizzazione.

Roosevelt e il Raisuli sono antagonisti, ma condividono la medesima battuta pronunciata in due momenti diversi del film. Ciascuno riferendosi all’altro, dicono entrambi: “Ma quest’uomo non ha rispetto per la vita umana?!”.

Sono diversi per cultura, ma non per natura. Uno, nel deserto a fare la guerra, l’altro a consolidare il proprio potere. Il capo berbero che si paragona ad un leone lasciando al presidente americano il ruolo del vento.

La consacrazione cinematografica del destino manifesto degli Stati Uniti d’America: “Io ruggisco con sprezzo ma tu non senti, tuttavia come il leone io devo rimanere al mio posto mentre tu non conoscerai mai il tuo”, dice El Raisuli.

Entrambi sono chiamati ad affrontare il destino. Roosevelt impegnato a segnare con la sua azione il proprio tempo, El Raisuli nella consapevolezza di essere fuori tempo. Perché tra l’uomo della spada e l’uomo del fucile, è certo chi vincerà.

A finire sconfitto è anche il concetto di guerra del Raisuli. Con lui finisce espulsa dalla Storia anche quella idea del conflitto che incrociando la spada obbliga ad incrociare anche gli occhi del tuo avversario.

Sono questi i motivi per i quali vale la pena recuperare la storia raccontata dal “bardo” Milius. Per ultimo, ma non ultimo, anche per la grande dignità che conferisce agli sconfitti dalla Storia.

Grande Raisuli abbiamo perso tutto. Tutto è stato spazzato via!”. “Ah! Non dirmi che non c’è qualcosa nella tua vita per la quale valga la pena perdere tutto?”.

Da quel the end, sono passati 45 anni e, nel frattempo, la Storia è tornata a riproporci quel conflitto di culture, con un esito ancora tutto da definire.

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