• Roberto Iacopini

POLITICAMENTE CORRETTO, LA NEOLINGUA DI ORWELL

Aggiornamento: 25 ott 2020

Il romanzo distopico 1984, ipotizza una società totalitaria che ha costruito un linguaggio le cui parole sono prive di sfumature eterodosse. L'intento è quello di ridurne il significato ai concetti più elementari, in modo da rendere impossibile concepire un pensiero critico individuale.

Inventato per tutelare le minoranze, il linguaggio “politicamente corretto”, è diventato lo strumento con il quale è possibile censurare la maggioranza. Il formidabile contributo ad una neolingua depurata da ogni eccesso che, per non offendere nessuno, finisce con l’offendere il buon senso di tutti.


Come la più antica pratica di mettere le foglie di fico sulle pudenda delle statue del Rinascimento praticata da Pio IX: hai visto mai che qualcuno debba sentirsi offeso nel “comune senso del pudore”? Il politicamente corretto è il linguaggio imbellettato che cambia le parole, pensando così di colmare l’ingiustizia che le accompagna.


Il secondo passaggio è l’anatema rivolto ai classici della letteratura che diventano antisemiti e razzisti, come Il mercante di Venezia di William Shakespeare, Huckleberry Finn di Mark Twain, il film Via col Vento. E poco importa se con esso si ebbe il primo premio Oscar ad un attrice nera. Ops,.. Afroamericana.


Per il colore della pelle, Hatty McDaniel, non sedeva in sala alla cerimonia, ma era nel 1940 e quella era comunque l’America che si apprestava a fare la guerra al nazismo. Eppure nelle forze armate Usa vigeva la segregazione e nessun soldato afroamericano in quella guerra venne mai decorato con la Medal of Honor.


La riscrittura del linguaggio è il primo tassello di una censura selettiva, che per non urtare le sensibilità delle minoranze intende rimuovere la storia che si ritiene scomoda.

La società del Sud degli States, descritta in Via col vento, è la stessa dove la segregazione è stata prassi fino alla seconda metà degli anni ’70, quella che fino agli anni ’80 del secolo scorso è stato il serbatoio elettorale del partito democratico capeggiato da esponenti razzisti come il governatore dell’Alabama, George Wallace.


Ciò detto, nessuno oggi può sostenere che quello sia lo stesso partito democratico che poi ha candidato ed eletto Barack Obama alla Casa Bianca. Perché è evidente che, nel frattempo, gli Stati Uniti sono cambiati e si sono evoluti, anche se diverse forme di razzismo sono tuttora presenti in quella società.


Tutto questo conta poco, perché i nuovi censori sono indignati per il comportamento degli avi e vogliono far provare a tutti la colpa per il passato. Il razzismo non c’è più, anzi, non c’è mai stato, perché viene cancellato dalla storia come nella neo lingua di 1984.

Allora si può trasformare Cristoforo Colombo, nel primo razzista della storia americana e abbatterne le statue.


Il percorso più semplice per non fare i conti con problemi complessi, consiste nella loro rimozione. Così la historia magistra vitae, non ha più niente da insegnare e si può riscrivere a proprio piacimento. Perlomeno in ciò che urta le sensibilità dei ripulitori del linguaggio, ma che scomodo rimane nelle coscienze di tutti gli altri.

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