• Pier Luigi Manieri

SUL PONTE SVENTOLA BANDIERA BIANCA... FORSE.

Di fronte all'assenza di una strategia anti pandemia, la soluzione è, per la seconda volta, chiudiamo tutto. A cominciare da cinema e teatri tanto, secondo il governo Conte, la cultura non è essenziale. Peccato solo che qualcuno ci si mantenga.

Esauriti gli slogan tanto falsamente rassicuranti quanto privi di significato (li ricordate? Andrà tutto bene; ce la faremo. Vuote frasine dogmatiche che superate dagli eventi sono lontane come ere geologiche), il problema è lì, di fronte ai nostri occhi in tutta la sua carenza di strategie efficaci per contrastarlo, tant'è che si passa senza soluzione di continuità da un dpcm ad un altro nell'arco di qualche manciata di ore. La soluzione che puzza drammaticamente di assoluta assenza di uno straccio di linea da seguire, è ancora una volta: chiudiamo tutto!! Una serrata coatta che sa di mossa della disperazione, non tanto e non solo rispetto alla gravità della cosa in sé, quanto per l’oggettiva incapacità anche solo di arginarne le dimensioni.

Il ministro Speranza ha definito la cultura come non essenziale. E lo capisco, Speranza. La bellezza non lo è. La dottrina ancora viva in lui, lo porta a scartare tutto ciò che non ha un'applicazione materiale, tutto ciò che non è tangibile, circoscrivibile, pratico. Spiegargli la funzione taumaturgica dell'arte è tempo perso, ma persino da lui è lecito attendersi che abbia chiaro quanto e come l'arte, la cultura, lo spettacolo, l'intrattenimento, essenziali lo sono eccome per tutti coloro che ci campano.

Si normalizza l'incertezza all'interno dell'esistenza e si creano buchi neri dove prima c'erano luci e insegne cariche di promesse

L'altro giorno ho provato un moto di tenerezza nei confronti di Massimiliano Bruno mentre  annunciava mestamente che il suo Ritorno al crimine rimandava l'uscita per la seconda volta. In tutta franchezza, Bruno non è neppure tra i più colpiti e visto il trailer, se tanto mi dà tanto questo sequel non vale il primo, ma resta il principio folle per cui uno debba normalizzare l'incertezza all'interno della propria esistenza. Accoglierla come un fatto ineluttabile per il solo motivo che a colpi di schizofrenici e  complulsivi dpcm, si determina sulle vite degli altri. A questo, aggiungo i risvolti pratici del bloccare un'uscita in corso, e i danni che produce a partire dai costi pubblicitari che magari si recupereranno ma intanto sono buttati nello scarico. Mentre si specula con filosofie al ribasso i teatri non riaprono. E  l’architettura urbana si ridisegna con la comparsa di macabri buchi neri dove prima c’erano le luci e le insegne cariche di promesse sempre mantenute.

La crisi non risparmia nessun teatro e miete vittime anche sul fronte della letteratura, costringendo a rimandare le presentazioni di libri

Una moria che non risparmia nessuno, compresi lo storico Teatro Vittoria e il Cometa Off. Restando in quel quadrante una volta d’elezione che è Testaccio, analogo destino è toccato  all’Accento Teatro. Spostandoci  nella zona est di Roma, un teatro all'avanguardia sorto dove prima si trovata uno storico  cinema di quartiere (esempio virtuoso di riqualificazione illuminata, che nulla  ha a che fare con sale bingo e sale poker), ha interrotto la programmazione il 4 marzo. Come diretta conseguenza, cancellati venti spettacoli per un totale di ottanta repliche. Ha riaperto il ventiquattro settembre per poi richiudere il venticinque ottobre. La struttura dà lavoro a un gran numero di persone, tra cui tredici dipendenti, oltre a quaranta insegnanti e vari collaboratori. La riapertura del Quirino, altro teatro di grande tradizione è prevista per il 22 dicembre. La quarantena è costata "solo" sei spettacoli per un totale di cinquantotto repliche comprese tra marzo a maggio. Una sciagura che investe in particolare le compagnie, specie le più piccole come è il caso della Monolocale, che in questi giorni era stata sotto i riflettori per essersi reinventata grazie alla felice intuizione del teatro su monopattino da mettere in scena nelle ville ma che a causa dello stop alle attività all’aperto si è vista negare anche questa chance. La stasi da decreto governativo miete vittime su ogni fronte, saltano i piccoli e medi eventi programmati da tempo come le presentazioni dei libri. È il caso Liberi eccessi di fantasia tra padre e figlia, bel testo di narrativa per bambini dato alle stampe  dall'attrice e scrittrice Francesca Nunzi, la cui presentazione si sarebbe dovuta tenere oggi, 29 ottobre presso il "Ristoro degli Artisti", alla Montagnola.

Contro ogni previsione gli attori, gli operatori culturali, e tutti coloro che sono stati colpiti dal nuovo decreto hanno cominciato a protestare

Gli italiani, contro ogni previsione stanno cominciando a scendere in piazza. Le donne dello spettacolo si sono fatte sentire. Onore a loro, lato forte della coscienza collettiva. E in diverse città ha preso corpo l'insofferenza. E mentre la "maggioranza" si disgrega nelle sue contraddizioni, l'Agis (che per chi non lo sapesse, non è la Spectre ma neppure un'accozzaglia di rozzi negazionisti) rende noto di aver condotto in questi mesi un’analisi sui teatri in relazione ai contagi: sono risultati essere luoghi assolutamente sicuri. Un solo caso accertato! La ferrea applicazione delle misure di prevenzione: mascherina +posti a sedere limitati e distanziati hanno pagato. Quindi, per dirla col dottor Frankestein, si può fare! Cari Conte, Zingaretti, Speranza, Renzi, prendete atto che tenere sotto scacco una nazione al solo scopo di portare avanti ad ogni costo la legislatura, è una mostruosità. Giocatevi le vostre carte se ne avete, ma non sulla pelle degli italiani e fate marcia indietro. Si può fare. Fatelo.

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