• Pier Luigi Manieri

NEO KOSMO VIRTUALE E CIBERNETICO

Adelmo Togliani è una delle figure più eclettiche ed interessanti della nostra scena. Attivo su più fronti, da quello dell’insegnamento alla scrittura, torna col cortometraggio Néo Kosmo che sarà presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma martedì 20, presso la Nuvola dell'EUR.

Il corto tratta tematiche legate all'etica, alla realtà virtuale, all'intelligenza artificiale, al rapporto tra uomo e robot e pone a confronto la capacità di giudizio umana a quella androide.  Ne parliamo con l'autore.

Dopo l’adattamento teatrale di Ready Player One e il cortometraggio La macchina umana, esplori nuovamente la narrazione fantascientifica con Néo Kósmo...

Invidio molto chi sa raccontare il presente. Personalmente penso di non essere tagliato per quel tipo di narrazione. Ritengo inoltre che veniamo continuamente bombardati dal 'quotidiano', TG e social sono sempre sul 'pezzo', più di qualunque altro film. Certo, abbiamo l'occhio indagatore del regista che dovrebbe fare la differenza, ma la lavorazione di una pellicola è qualcosa di molto impegnativo. Tutto porta via tempo: scrivere una sceneggiatura, reperire le risorse finanziare, preparare un film, girare, uscire in sala; ed ecco che il trend topic è già un altro. In sostanza il film può invecchiare molto velocemente. Molto più di quanto accadeva in passato. Aggiungiamo anche che personalmente ho proprio un problema col vivere il qui e ora. Sono sempre proiettato in un'altra epoca, potrei dire che sono ossessionato dallo scorrere del tempo. Mi rifugio spesso nel passato e altrettanto frequentemente nel futuro. In questo scenario, come puoi immaginare, si inserisce la mia poetica. La fantascienza si presta ad una narrazione più ricca e più sognatrice. Una parte di questa messa in scena va comunque immaginata....mi sento un esploratore dell'immaginario, pertanto da persona curiosa quale sono, compio ricerche incessanti sul futuro, mi interrogo sull'essere umano, da dove veniamo e dove siamo diretti. Mi pongo interrogativi continuamente, e cosa c'è di più ignoto del futuro? Insomma glisso sul presente, quello lo lascio agli altri.


Se da un punto di vista registico il tuo stile sembra rifarsi al cinema di Mann, Nolan e Scott, dall’altra sembri piuttosto attratto da una fantascienza intimista. Ho il sospetto che non dipenda unicamente dalla capacità di budget. Caspita! Grazie, accostarmi a degli autentici mostri sacri come quelli che hai citato è eccessivo, posso solo dire che sono stati e sono per me una grande fonte di ispirazione. Credo di aver assorbito molto da tutti e tre, e di averli poi "parcheggiati" nel mio subconscio. Cerco sempre di dare un'impronta ai miei lavori, del tutto personale, un mio sentire diciamo, che spero incontri anche il sentimento di chi guarda. Per il resto, quando dici 'intimista' hai perfettamente colto nel segno. A me interessa l'uomo, noi, con le nostre debolezze e i nostri punti di forza. Non servono grandi budget per raccontarci. Secondo una consuetudine tipicamente italiana del fare di necessità virtù, spesso con il poco si possono fare grandi cose. Storia e idee possono ancora oggi fare la differenza. Primer, per esempio, un piccolo capolavoro costato pochissimo, vincitore del Gran Premio della Giuria al Sundance film festival nel 2004, ha come tema principale i viaggi nel tempo. Il regista e sceneggiatore, nonché produttore e protagonista dell'opera è un matematico. Qui non abbiamo a che fare con McFly sulla DeLorean, lo skate volante e le Nike auto-allaccianti, ma con una messa in scena molto intelligente e idee molto chiare, dialoghi fitti recitati peraltro benissimo e tutto è estremamente efficace. L'opera è deliziosa; basta fare un giro sulla rete per scoprire che è considerato un piccolo cult.

Per il resto posso dire che più risorse mi farebbero certamente comodo, così potrei espandere i miei mondi, ma ricordiamo sempre che tanti soldi se spesi male possono generare grandi fallimenti, e allora altro che distopia!

Gli upgrade artificiali possono creare un danno irreversibile al genere umano, esattamente come il lockdown per il Covid-19 ci ha temporaneamente allontanati socialmente.

Da anni si teorizza il post-umano. Panorama che abbraccia dalla cibernetica alla manipolazione dei caratteri ereditari fino ad aberranti interventi  sui feti per alterare la sessualità, che idea hai in proposito?

L'uomo per sua stessa natura ha dei limiti, ma ha due possibilità: tentare di abbatterli oppure no. Il suo istinto lo porta a tentare di superarsi sia intellettualmente che fisicamente. Personalmente sono sempre per le soluzioni naturali infatti sia nella Macchina Umana che in Néo Kósmo sostengo che gli upgrade artificiali possono provocare un danno irreversibile al genere umano. Sono tremendamente spaventato dalle derive: fra qualche anno potremmo essere tutti connessi con dei caschi VR ma non essere più veramente in contatto fisicamente. La chiusura totale, causa Covid, ci ha obbligati negli ultimi mesi a sperimentare questa distanza. Siamo esseri sociali e qualunque miglioramento sarebbe da parte mia accolto in modo positivo se riguardasse tutti noi come comunità di individui che ancora ridono, soffrono, piangono, gioiscono e si abbracciano tutti insieme. Se come immaginato in Néo Kósmo, la tecnologia ci allontanasse da ciò che siamo, rischierremmo di rendere vacanti certi spazi nel mondo, di perdere posizioni, e domani, chissà, potrebbero essere dei robot sostituti a occuparli in modo automatico. Si avvierebbe così una rivoluzione silenziosa. In quel caso il trans-umanesimo potrebbe essere l'unica via per restare competitivi: uomini e donne semi-macchine che potenziano in modo artificiale le proprie possibilità fisiche e cognitive con protesi speciali e memorie esterne impiantate nel nostro cervello. Oltre questo c'è solo il post-umano che mette in discussione il concetto tradizionale dell'essere umano che si fa prodotto senza identità né sesso ma attualmente siamo molto lontani da questa visione.

Butto lì alcuni titoli: Primo Re, Lo chiamavano Jeeg Robot, Veloce come il vento, Mine; vale a dire: epico-mitologico; fantastico, supereroistico, biopic sportivo, di guerra. Perché in Italia nonostante il consenso che puntualmente riceve il buon film di genere, se ne faccia, ad eccezione della commedia, tanto poco?

Bisognerebbe chiederlo ai distributori! A prescindere dalla battuta, la commedia quando è fatta bene ha il suo perché. È il nostro genere per antonomasia. In Cina ho vinto un premio del pubblico alla Beijin Film Academy con una commedia, L'Uomo Volante, e nel 2017 quando ero lì tra il pubblico cinese era tutto un parlare di Perfetti Sconosciuti. Al di là di tutto credo però che il problema sia culturale. Ho sempre promosso un tipo di cultura quanto più plurale possibile, costruendo e promuovendo le alternative al mainstream. Ho paura che la gente venga da troppi anni di tv, di messaggi e modelli propinati completamente sballati. Soprattutto la cultura non è promossa. A parte lo storico programma televisivo Quark e poche altre eccezioni, l’attività di scoperta e conoscenza non viene promossa. Il primo passo è scoprire che ci può essere un'alternativa, i media hanno il dovere di pubblicizzarla, soprattutto i canali di Stato. Non voglio fare polemica ma la gente ha bisogno di nutrire il cervello anche di altro, soprattutto di altro. Ore e ore di talk come possono sostituire un bel film di genere?! Certamente l'alternativa può presentare un fattore di rischio elevato per i distributori - che a modo loro azzardano e investono - ma anche per l'esercente che sceglie di proiettare un film piuttosto che un altro, ed il motivo è perché la gente è stata abituata alla 'stessa roba' per troppo tempo. Uso una metafora: se alle persone diamo sempre la minestra penserà che la pasta asciutta non esiste, o finirà a lungo andare col mettere in dubbio che sia mai esistita. Difficile uscirne. Continuare a lavorare alle alternative è la risposta, dimostrando che quando queste sono valide possono cambiare le carte in tavola.


Le buone idee sono spesso la soluzione. Chiaro è che da sole, con ogni probabilità lo saranno solo parzialmente.  Il che rappresenta una grave perdita per l’offerta cinematografica e di conseguenza, per lo spettatore. Però proprio come Adelmo Togliani, non tutti si sottraggono al rischio d’impresa. Ad un generalizzato letargo da parte di produttori e distributori (al netto dell’ imminente uscita di Freak out e della recente distribuzione di Creators-the past), corrisponde un’eccezionale effervescenza nel cortometraggio con decine di film l’anno, molti dei quali di pregevole fattura. Auspicando che prima o poi si promuova un sistematico passaggio dal corto al lungo di autori ed idee, intanto ci godiamo questo Néo Kosmo, ottimo caso italiano di fantascienza cinematografica. 

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